venerdì 31 maggio 2019

Intervista a Francesca Carubbi su Radio Studio Erre sull'uso della fiaba in mabito clinico e di comunità


 Martedì 28 maggio 2019, ore 21.30, è andato in onda, su Studio Radio Erre, il programma "Ti Racconto una Storia", ideato e condotto dal collega Dr. Felice Vecchione. Il tema della serata ha interessato l'uso della Fiaba classica.
Ringrazio, naturalmente, Felice Vecchione e gli altri autorevoli ospiti: Andrea Persiani, operatore sociale e autore di libri di fiabe: "C'era una volta a Grottammare", e la Dr.ssa Maria Luigia Grillo, psicologa e psicoterapeuta gestaltica, esperta sull'uso della fiaba in ambito evolutivo. Per chi volesse ascoltare nuovamente la puntata sull'importanza della Fiaba, o per chi volesse ascoltarla per la prima volta... Ecco il link (il mio intervento è dal minuto 45).
 Un'esperienza arricchente e interessantissima. Buon ascolto.


Puntata Ti Racconto una Storia. La Fiaba

giovedì 2 maggio 2019

L'angolo della paura...

L'angolo della paura... Ho trovato questi tre libri molto interessanti per facilitare nel bambino la corretta simbolizzazione della paura, attraverso la lettura e la drammatizzazione: "Mi piacciono gli incubi", di Severine Vidal e Amelie Graux, Edizioni settenove, "Il mostro peloso" di Henriette Bichonnier e illustrazioni di Pet, Emme Edizioni, "Il libro dei vampiri", di Febe Sillani, Edizioni Einaudi ragazzi, adatto anche per i più grandicelli. Quest'ultimo merita una menzione speciale, poiché, se da noi, il Mito del vampiro è percepito in modo diffidente e blasfemo, al contrario, nelle Fiabe dell'est Europa, è assai frequente, poiché è divenuto contenitore e metafora delle paure più recondite di quelle popolazioni.

Francesca Carubbi
Psicologa e psicoterapeuta rogersiana
www.psicologafano.com

Donna e Madre

Ci si ostina a voler vedere una mamma solo come madre e non come donna. Ci si ostina a ritenere che una mamma provi solo sentimenti positivi verso i propri figli, secondo un fuorviante mito per cui una madre è sempre comprensiva, è la roccia della famiglia, la buona dispensatrice di consigli, quella che "se ti bacio lo sbuccetto al ginocchio, passa la bua". E, da qui, se la madre inizia a mostrare la sua intima realtà, anche quella più cruda e rude, quella arrabbiata, addolorata, frustrata, triste, sessuata, desiderante, intrisa di aspirazioni e sogni che trascendono il suo ruolo accudente, ecco che tutta questa congruenza (Rogers, 1951) viene condannata e colpevolizzata. Volete aiutare davvero queste madri? Ascoltatele e facilitatele nell'esprimere liberamente la loro intima esperienza emotiva. Non spaventatevi davanti alla loro sofferenza; non arretrate dinanzi alla loro rabbia; non biasimatele per la loro stanchezza; non schernite le loro difficoltà; non sottovalutate, considerandoli come meri capricci, le loro grida, spesso silenziose, di aiuto. Siate con e per loro, rispecchiando il loro essere Donna, soggettivo, unico e irripetibile. Il Mito di Medea (Carotenuto 2004), e la figura simbolica della Matrigna fiabesca (F.lli Grimm, 1812 - 15), in tal senso, ci informano quanto il Femminile negato, bistrattato, non rispettato e non nutrito possa richiedere diritto di esistere, attraverso la messa in atto di una distruttiva rabbia cieca (Pinkola Estes, 1992).

Francesca Carubbi
Psicologa e psicoterapeuta rogersiana
www.psicologafano.com

Picture: Gustav Klimt - Le tre età della donna

La paura dei bambini


Una delle emozioni più difficili da facilitare nei bambini è probabilmente la paura. Se ci pensiamo, infatti, noi adulti tendiamo ad edulcorare la realtà nei suoi aspetti autenticamente terrorizzanti, perché pensiamo che il bambino sia una creatura così suggestionabile e così fragile da non riuscire ad entrare a contatto con tutto ciò che può incutere timore. Un esempio lampante è quando, ad esempio, il bimbo ci racconta, tutto tremante e singhiozzante, che ha avuto incubi popolati da mostri, piuttosto che da draghi. Da qui, invece di empatizzare con la sua paura, tendiamo a rassicurarlo, mistificando la realtà, addolcendola e colorandola di un delicato rosa pastello: molte fiabe tradizionali hanno avuto questo triste destino, perdendo, ahimè, di una parte importante della loro profonda forza evocativa e proiettiva. Ma, attenzione: sappiamo quanto l'ascolto empatico (Rogers, 1957; 1980) presupponga, da un lato, la piena accettazione di ciò che viene ascoltato, senza nessuna pretesa di cambiamento, e, dall'altro, una sufficiente congruenza che permetta, in qualità di adulti, di integrare e di simbolizzare correttamente, senza distorcerlo, il vissuto emotivo del terrore. Solo accettando, infatti, le nostre paure, potremo facilitarne l'emersione e l'accettazione autentica nei più piccoli.

Francesca Carubbi
Psicologa e psicoterapeuta rogersiana
www.psicologafano.com

Picture: web

"Paco, le nuvole borbottone e altri racconti. L'uso delle fiabe con l'infanzia per un'educazione centrata sul bambino" e "PsicoFiaba. L'uso della Fiaba in ambito clinico e di comunità"

"Paco, le nuvole borbottone e altri racconti. L'uso delle Fiabe nell'infanzia per un'educazione centrata sul bambino" (2018) e "PsicoFiaba. L'uso della Fiaba in ambito clinico e di comunità"- illustrazione di Costanza Zagone (2019).
Online e in libreria
www.alpesitalia.it

PsicoFiaba. L'uso della Fiaba in ambito clinico e di comunità, Alpes Italia, Roma, 2019

Il 18 aprile è uscito "PsicoFiaba. L'uso della Fiaba in ambito clinico e di comunità", edito da Alpes Italia, Roma.
N.B. Una piccola ma indispensabile precisazione: quando parlo di racconto magico o Fiaba magica, mi riferisco alla definizione che offre Propp (1928; 1946) - per essere precisi, il titolo originale della seconda opera di Propp è "Le radici storiche dei racconti di Fate" - per distinguere il racconto fiabesco, come prodotto del folclore, sui generis (ibidem), di carattere fantastico, erede del Rito e del Mito. La Fiaba, infatti, è fantastica o magica per il fatto che, pur riprendendo temi socioculturali di una data epoca storica, non rappresenta la loro descrizione concreta e fedele (ibidem, cit. in Carubbi, 2019), ma consta di ricostruzioni simboliche che tentano di dare un senso a ciò che, in epoche arcaiche, veniva percepito inconoscibile e profondamente pauroso (Carubbi, 2019). In altri termini: se è vero che la fiaba è un racconto magico, è altrettanto certo che in Psicologia e in psicoterapia non la si utilizza assolutamente in termini di magia, divinazione, cartomanzia e similari. Da qui, mi dissocio completamente da ogni tentativo di riportare l'uso di questo prezioso dispositivo ad un suo uso meramente esoterico. E la psicologia e la psicoterapia non hanno nulla a che vedere con la chiaroveggenza. Mi sembra di sottolineare l'ovvio, ma, allo stesso tempo, lo sento doveroso e necessario.

Francesca Carubbi
Psicologa e psicoterapeuta rogersiana
www.psicologafano.com

giovedì 25 ottobre 2018

emozioni, incubi e infanzia: una proposta di lettura rogersiana

Noi rogersiani sappiamo sin troppo bene quanto il bambino, per ciò che concerne il Nostro Approccio, sia l'emblema di ciò che Rogers (1951) definisce "saggezza organismica" (cit. in Carubbi, 2018). Se l'infante, in altre parole, può godere di un ambiente familiare e sociale profondamente accettante ed empatico e, allo stesso tempo, congruentemente limitante e quindi regolatore e autorevole, costui potrà autodirezionarsi, accrescersi e svilupparsi (Rogers, 1951;1980) verso forme esistenziali soddisfacenti, uniche ed irripetibili. Ciò può avvenire solo nel momento in cui il bimbo può simbolizzare correttamente, senza distorcere e negare (Rogers, 1951), la propria esperienza cognitiva e, soprattutto, emotiva: un bambino autentico, da qui, è quello che può sia entrare in contatto, senza timore di giudizio e senza di reificazione o alienazione, con i propri vissuti emotivi, nonché poterli nominare ed esprimere in modo congruente, perché sa che potrà contare sull'ascolto e contenimento di una"base sicura" (Bowlby, 1990), quale quella genitoriale.
Di conseguenza, il "vero sé" del bambino, poiché accettato incondizionatamente, potrà esprimersi senza minacce: il bambino non dovrà assumere una maschera di circostanza (Rogers, 1951) e reprimere determinati vissuti piuttosto che altri. Ma cosa potrebbe succedere se i genitori dovessero, anche non volendo - siamo esseri fallibili ed erranti, non dimentichiamocelo! - mostrare una non profonda accettazione delle emozioni del bambino, soprattutto quelle più difficili da gestire o da nominare in primis da costoro, come paura, rabbia, vergogna...? Be', il bambino inizierà a non avere più fiducia nella sua costruzione della realtà (Rogers, 1980), a distorcere e controllare ciò che prova per non turbare il genitore o per non avere un rimprovero: è come se si dicesse "se mostrassi ciò che sento, mamma e papà potrebbero spaventarsi o potrebbero sgridarmi. Così sarei cattivo e non mi amerebbero più...". Allora, tutte queste emozioni limitate, dominate seppur con fatica, soffocate non solo andranno  ad alimentare una Struttura del Sé (Rogers, 1951), rigida e inflessibile, ma verranno spostate in un angolo della propria coscienza, il più lontano e, apparentemente, inaccessibile. Ma siamo a conoscenza che al calare delle difese del Falso Sé, come ad esempio attraverso il sogno, quale via  regia dell'inconscio (Freud, 1899), tutto questo materiale emotivo trattenuto può riemergere in tutta la sua potenza attraverso l'incubo; ecco che la mente del bambino si popola all'improvviso di draghi, mostri, fuoco e così via...
Come intervenire quando vediamo che il nostro bimbo diventa profondamente turbato da ciò che sogna? Innanzitutto mostriamo empatia e accettazione: ciò farà sentire il bambino meno estraneo a se stesso e darà legittimità a ciò che prova. Tuttavia "non forziamo la mano": l'ascolto sarà attivo, ma non invadente; mostrate affetto e serenità: se doveste essere per primi scossi da ciò che sta succedendo, fermatevi e chiedetevi il perché, al fine di scongiurare proiezioni delle vostre paure su vostro figlio. Come al solito, poiché sono una favolista, se lo ritenete efficace e funzionale, aiutatevi con gli strumenti e linguaggio che più confanno al bambino: disegni, gioco e fiabe; abbiate fiducia nelle sue capacità creative e di sublimazione. Infine, se ritenete che vostro figlio stia vivendo un periodo profondamente conflittuale o doloroso che necessita di un professionista, non fatevi remore: non c'è nulla di male a chiedere aiuto. Abbiamo fiducia.